Fonte: UNICEF.
Nel 1999, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione S/RES/1261, inserendo la questione dei bambini colpiti dai conflitti armati nell’agenda “mantenimento della pace e della sicurezza internazionale”. All’epoca, sono state definite le sei gravi violazioni che li colpiscono maggiormente in tempi di conflitto: uccisioni e mutilazioni, reclutamento, attacchi a scuole o ospedali, stupro o altre forme gravi di violenza sessuale, rapimento e negazione dell’accesso umanitario.
Si stimava che, nel decennio precedente, circa 300.000 bambini fossero stati reclutati da gruppi armati, di cui il 40% nel continente africano. Alcune ragioni per ciò si legavano alla percezione che i bambini fossero più obbedienti e temerari, oltre ad essere utilizzati non solo come combattenti, ma anche per altre attività all’interno dei gruppi e delle forze armate.
Per questo motivo, in un contesto di grande violenza che incideva direttamente sulle condizioni di vita dei bambini, la comunità internazionale è stata persuasa a promuovere l’adozione di meccanismi e strumenti giuridici di portata internazionale. Al fine di garantire migliori condizioni di protezione, specialmente per coloro coinvolti nei conflitti armati, governi, istituzioni, organismi internazionali e altri si sono impegnati ad adottare legislazioni a tale scopo.
Le ragioni di ciò risiedono nel fatto che le vittime civili sono aumentate a tal punto che il 90% delle morti nei conflitti armati, nella prima decade del XXI secolo, erano civili, con un numero significativo di bambini.
Secondo l’ex Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, il reclutamento forzato e l’uso di bambini soldato rappresentano uno degli abusi dei diritti umani più scioccanti al mondo. Migliaia di bambini venivano sfruttati, costretti a sopportare e provocare violenza, qualcosa che nessun bambino dovrebbe mai vivere. Inoltre, tutti subivano diversi tipi di abusi, che provocavano disturbi fisici e psicologici, come stress post-traumatico e depressione.
Storicamente, nel 1924, la Società delle Nazioni, precorritrice dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, approvò la Dichiarazione di Ginevra sui Diritti del Fanciullo. Con soli cinque articoli, la Dichiarazione presentava i diritti essenziali per lo sviluppo dell’infanzia, come alimentazione, salute, protezione in situazioni di emergenza e protezione contro tutte le forme di sfruttamento e abuso. Essa mostrava la crescente preoccupazione per i diritti umani, riconoscendo che un individuo in fase di sviluppo, con bisogni specifici, meritava tutela da parte di norme internazionali.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945), segnata dalla morte di milioni di civili, un altro importante marco giuridico mondiale fu l’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (UDHR), nel 1948, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA), che stabilì i diritti fondamentali e universalmente protetti.
Nel XXI secolo, constatando le violazioni e gli abusi nei conflitti armati contemporanei, si verifica che la UDHR ha contribuito in modo significativo all’insieme giuridico internazionale relativo ai diritti umani dei bambini. Osservandola, la Tabella 1 mostra alcuni dispositivi (a sinistra) con relazione diretta alle violazioni dei diritti umani dei bambini nei conflitti armati (a destra):
Tabella 1: Violazioni commesse contro i bambini alla luce della UDHR.
Un altro marco legale, con capacità di contribuire alla difesa dei bambini nei conflitti armati, fu la promulgazione della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo nel 1959. Simile a quella di Ginevra, anch’essa non è giuridicamente vincolante; tuttavia, ha enfatizzato i diritti alla protezione, all’educazione, alla salute e a un ambiente accogliente. Composta da dieci principi, servì come documento fondamentale per lo sviluppo successivo di legislazioni e politiche nazionali in tutto il mondo, guidando gli sforzi per promuovere i diritti del bambino in diversi contesti.
Per quanto riguarda i conflitti armati, la Tabella 2 illustra quanto le violazioni dei diritti umani dei bambini si oppongano ai principi della Dichiarazione del 1959.
Tabella 2: Impatti e violazioni subiti dai bambini nei conflitti armati alla luce della Dichiarazione del 1959
In questo modo, si osservano le numerose violazioni dei diritti dei bambini nel contesto dei conflitti armati, così come tipificate nella Dichiarazione di Ginevra, nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nella Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo, mostrando come questi tre marcos giuridici internazionali convergano con la problematica dei bambini colpiti dai conflitti armati.
Oltre alle norme sopra citate, la comunità internazionale ha adottato altri strumenti, come il Diritto Internazionale dei Diritti Umani, il Diritto Internazionale Umanitario, il Diritto Penale Internazionale e il Diritto Internazionale dei Rifugiati. In tutte queste normative, il tema “Bambini nei Conflitti Armati” è stato incluso con lo scopo di proteggere, rispettare e promuovere i diritti umani dei bambini colpiti dalla violenza armata.
RIFERIMENTI:
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